Con Claudio Caprara

Lo “spogliatoio” è il luogo misterioso, chiuso allo sguardo.
Nel suo racconto “Fare spogliatoio” Claudio Caprara fa un elogio della lentezza, di cui lo spogliatoio è simbolo, perchè in questo calcio tutto muscoli e velocità è proprio in luoghi mistici, magici e inaccessibili come lo spogliatoio che “la sostanza di cui è fatta la vittoria si combina con pazienza e lentezza…”.
(Selfie in stazione, aspettando pazientemente il treno…)

claudio 3_bClaudio Caprara
“La prima lotta politica che ho guidato nella vita era a 10 anni, nel 1970, alla Fornace Gallotti. Mi presentai dall’Assessore allo Sport di Imola per chiedergli l’uso di uno spiazzo in mezzo a palazzi in costruzione per farne un campo di calcio. Fu un trionfo: giocammo lì tra polvere e fango per tre quattro anni e io normalmente facevo lo stopper. Col tempo la mia posizione avanzò per evitare danni in difesa, ma ero titolare solo nelle squadre che formavo io. Giocai uno scampolo di partita nello scontro giornalisti contro Nazionale Piloti: marcavo Schumacher che mi scappava sempre ma riuscì a dare un calcio a Briatore. L’ultima partita l’ho giocata il 27 gennaio del 1999 al campo sportivo de La Stalla. Per l’occasione nevicò all’inizio del secondo tempo. Un paio di settimane dopo incontrai Gianni Rivera nell’ascensore di Palazzo Chigi. Ero talmente emozionato che non riuscii a spiaccicare parola. Per il resto ho scritto discorsi, diretto alcuni giornali e una televisione. Ora sono editore de Il Post e nel CdA della Fondazione Cinemovel.”

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